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mardi 23 novembre 2010

Il fare politica

Ho avuto il piacere di vedere il mio articolo pubblicato su "Sardegna Democratica"
http://www.sardegnademocratica.it/index/istituzioni/articolo/27755/fare-politica.html

Recentemente ho posto sul sito di Renato SORU in Facebook la seguente domanda :

RENATO SORU : INTELLIGENT, EMOUVANT, NOBLE D'AME.
Un uomo che, attraverso le sue parole, dimostra di essere attaccato al bene e portatore di veri e solidi valori.
A TUTTI I SARDI: perché non è più al governo della Sardegna?!


Un sardo ha risposto alla mia domanda in questi termini:

"Molti elettori non hanno votato Soru perché lo hanno giudicato sulle apparenze. Lui è uno che mira alla sostanza che per molti non è evidentemente importante ed essenziale. Si sa che lui non è un gran parlatore che tenta di sedurre la sua platea, ma un uomo sincero che non ha nulla da vendere a suo vantaggio personale, ma lavora veramente per il suo paese. Ma stante la disastrosa situazione fino ad oggi consumata da questo governo regionale, speriamo abbiano il tempo e l'intelligenza di rivalutarlo per la sua azione e volontà del fare."

In seguito, ho scritto queste considerazioni in questo articolo che voglio condividere con voi :

IL FARE POLITICA
E' triste constatare che per aderire ad un'idea, l'individuo abbia, ancora e sempre, bisogno di doversi identificare con una figura emblematica di spicco. Triste vedere che le campagne elettorali sono organizzate sempre a forza di propaganda e di faziose scenografie che mettono il candidato politico piu' in alto rispetto ai suoi soggetti compartecipanti affinché quell'identificazione possa realizzarsi, in modo che il candidato faccia figura di ideale e diventa allora un capo carismatico. E’ triste perché fare figura di ideale non è mai lontano dal desiderio narcisistico di sedurre, conquistare e ingannare.

L'impegno politico del candidato avrebbe un vero senso se le qualità essenziali alla sua missione non si riassumessero quasi sempre in una strategia opportunista elettorale, una messa in scena politica priva di sincerità, il cui obiettivo è quello di ottenere il supporto generale per accedere al potere. La politica sarebbe diversa se i candidati assomigliassero meno ad attori di show televisivi, fingendo di preoccuparsi delle persone. Nobile sarebbe se la vittoria di un candidato non si giocasse molto sulle pubblicità sensazionali costruitte ad arte, gli slogan accattivanti, le messe in scena spettacolari preparate per le apparizioni in pubblico, la capacità a vendersi ed a essere il più forte, tutto come se fosse la promozione di un prodotto commerciale. E' in questo breve lasso di tempo, con tutta questa orchestrazione, che si giocano i presupposti per realizzare l'idealizzazione, che porterà la scheda nell'urna e farà ottenere la vittoria elettorale.

Guai a chi non personifica le speranze collettive: forza persuasiva e di proposta, disponibilità e ascolto, coraggio ed eloquenza, fascino ed intelligenza, senso dell'umorismo e della risposta immediata. Guai a chi non trasmette l'immagine onnipotente di un essere forte, stabile e indistruttibile, a chi manca di carisma e di sapore, mentre è "solo" onesta, semplice e lavoratore capace. Lo scopo che lo anima sarà il bene del suo paese. Lo avrà già dimostrato competentemente con le sue azioni. Sarà un esempio. Ma, se non sa o non vuole galvanizzare le masse per dare l'illusione momentanea di essere la figura sacra tanto aspettata per portare il popolo verso il successo e la felicità, le sue idee, quantunque fossero valide per il paese, verrano rigettate, perché non si sarà avvicinato al carattere straordinario che deve possedere un leader per sostenere l'idealizzazione.

Sono un'osservatrice francese, amo molto l'Italia e la Sardegna. Seguo la politica italiana e quella sarda. Ho scoperto Renato Soru e ho visto certi dei suoi interventi televisivi. Quello che mi ha colpita subito in lui è l'assenza di maschera e di composizione nel suo atteggiamento e nel suo discorso. Nessuna ostentazione, nessuna superbia brillante, nessun gioco teatrale. Un uomo semplicissimo (ma non semplicistico), sensibile ed educato. Potrebbe perfino sembrare debole accanto a tutti questi "superuomini politici" dalle apparenze impeccabili, dalle risposte imediate perché preparate prima di arrivare in studio, dai sorrisi perfetti per apparire piu' simpatici.

Niente di tutto cio' in lui. Oppure niente di falso. Non ha in tasca la barzelletta pronta per garantire il proprio indice di gradimento, vitale per i politici. Probabilmente perché pensa che l'azione politica non a vocazione a fare ridere ed a fare pagliacciate, ma è cosa seria. Non cerca ad apparire diversamente di com'è: timido, discreto, serio, vero. Prende il suo tempo per rispondere alle domande perché privilegia il contenuto e la qualità del suo pensiero piuttosto che parole roboanti che destano meraviglia ; e ci sono spesso secondi di silenzio perché riflette giustamente sulle cose da dire. E' quello che mi colpisce nel cuore. Me ne arguisco la sincerità e la convinzione. Mi sento cosi' lontana da un Berlusconi o da un Sarkozy quando sento e vedo Renato Soru.

Forse non è stato rieletto anche perché non è un venditore di sogni, ma un lavoratore serio e giusto, la cui azione politica non ha servito gli interessi personali di un gruppo sociale in particolare ma è stata fatta per l'interesse del piu' grande numero, per il bene comune. Forse non è stato rieletto perché lui non ha travestito la missione politica e denaturato l'immagine dell’uomo politico, perché è sincero e che il suo progetto di futuro sorpassa quello dell'istante succoso dove raccoglierà i voti. Forse crede che la qualità delle sue convinzioni non passi dall'impianto di capelli sulla testa e dal lifting dei tratti per privilegiare il "parere" in luogo e posto di una professione di fede. Forse pensa impossibile che quelli che non hanno di che vivere decentemente possano idolatrare simili clown.

Nelly Giraud - 23 novembre 2010

vendredi 12 juin 2009

LE PRINCE DE MACHIAVEL (1469 – 1527)

Né en 1469 et mort en 1527 à Florence en Italie, Machiavel est un philosophe italien de la Renaissance et un théoricien majeur de l'action politique.
Ecrit en 1513 pour Laurent de Médicis, "Le Prince" ne sera publié qu’en 1532. Après la mort de son auteur, l’ouvrage sera interdit par le Vatican de 1559 à 1929.
Rares sont les philosophes qui sont passés à ce point dans la langue courante. Pour un prince qui gouverne, « mieux vaut être craint qu’aimé et montrer de la cruauté que de la compassion » nous dit Machiavel. Voici sa vision politique :

Ce sont les hommes qui sont mauvais
De nombreux propos de Machiavel ont de quoi nous choquer lorsque nous attendons d’un philosophe qu’il nous expose quel est le meilleur gouvernement possible qui permettra aux hommes de vivre libres ensemble. Mais il s’agit avant tout d’être réaliste, de ne pas rêver : autant donc être lucide, les hommes sont méchants et ne vivent pas comme nous aimerions qu’ils vivent. En effet, quel spectacle offre l’histoire ? Celui du triomphe constant de la force et on ne peut ignorer toutes ces passions qui animent les hommes. Il ne faut pas nous demander ce que l’homme d’état doit faire d’un point de vue moral, mais de quelle manière il doit s’y prendre pour conduire les hommes et ruser avec leurs passions. La question du politique est alors celle de la conquête du pouvoir et de son maintien, de manière à éviter le désordre et l’anarchie.

La politique n’est pas la morale
Les propos de Machiavel ne sont pas immoraux. Ils sont amoraux ! Sa pensée politique ne s’oppose pas aux règles morales, elle les ignore. Il nous dit que le mal peut parfois être nécessaire pour maintenir l’ordre et éviter le chaos et qu’il ne suffit pas d’être animé de bonnes intentions pour être un bon homme politique. L’homme d’état doit être capable de s’adapter aux circonstances et de les utiliser. Il n’est ni un saint, ni un sage, il est celui qui sait changer de méthode en fonction des circonstances ; celui qui possède à la fois l’intelligence, le courage et la ruse pour s’adapter à la chance.

Le lion et le renard
Il faut savoir « user de la bête », c’est-à-dire se montrer tantôt lion, tantôt renard, faire usage tantôt de la force, tantôt de la ruse. Lorsque cela est nécessaire, il faut même savoir être infidèle à la parole donnée – à condition de le faire habilement. Il faut aussi être prêt à jouer des apparences : si un dirigeant ne paraît pas juste, il ne sera jamais respecté. Pour se maintenir au pouvoir, mieux vaut donc paraître juste et ne pas l’être que l’inverse ! Si le prince apparaît sans morale, c’est pour rendre un jour la morale possible. Mais cela n’est possible que s’il garde assez longtemps le pouvoir, et c’est pourquoi le Prince de Machiavel donne les recettes pour conserver le pouvoir : la fin justifie les moyens.

Le prince n’est pas un tyran
Mais attention, l’homme politique ne doit pas être un tyran. Son régime ne doit pas être celui de l’arbitraire. Bien au contraire, c’est lorsqu’il n’y a plus de loi, lorsque le pouvoir politique a disparu que règnent l’arbitraire et la tyrannie. Un politicien doit donc être capable de sacrifier ses amitiés quand il le faut. Comme ce propos est réaliste ! Il n’y a pas d’amitié en politique.

La raison d’état
Il y a donc une primauté de la raison d’état dans des situations d’exception qui justifient une suspension de la loi et la nécessité de se maintenir au pouvoir, au prix, s’il le faut, de la violence, de la ruse et de l’absence de scrupules. Voilà de quoi choquer les démocrates que nous sommes, défenseurs d’un état de droit qui s’impose à tous, dirigeants compris. Mais il faut distinguer les périodes durant lesquelles règne la loi du moment où l’état est menacé. C’est ce moment troublé qui exige des moyens exceptionnels… pour éviter justement de tomber dans la tyrannie !

La fin justifie les moyens
Bien que Machiavel n’ait jamais écrit cette phrase, qu’on lui attribue pourtant, elle résume bien sa position sur le sujet !